Ho sempre amato tenere un diario, ma negli ultimi due anni me ne è sempre mancato il tempo. Vediamo se la tecnologia mi aiuta a colmare questa enorme lacuna!

venerdì, settembre 01, 2006

Comunicare? e come?

Ogni tanto mi chiedo che senso abbia cercare di comunicare davvero con gli altri, che senso abbia sforzarsi tanto quando si sa già in partenza che ognuno di noi è talmente diverso dagli altri da non riuscire a trovare un terreno completamente comune su cui muoversi in questo avvicinamento interiore.
Le parole pronunciate hanno un suono diverso da quello che avevano quando le stavamo solo pensando, e sono ancora più diverse per chi le ascolta provenire dalla nostra bocca, le parole scritte sono più forti, più dolci, più vere, più finte di quello che pensiamo davvero, non importa cosa siano davvero, ma sono sempre diverse.
E allora come si può davvero parlare, toccare l'anima di qualcuno quando tra noi ci sono così tanti ostacoli fatti di parole, pensieri, interpretazioni, presupposti noti o sconosciuti, background dati per scontato?
La vera comunicazione, quella intima, vicina, reale, non può essere veicolata solo dalle parole, la verità è fluida, è refrattaria a essere imprigionata dentro confini linguistici che per natura ne dipingono solo una delle tante sfaccettature, impedendoci di liberare la fantasia alla ricerca di tutto il resto.
Vorrei poter dire che il linguaggio dell'amore, il linguaggio del corpo, il linguaggio di due anime affini trascende questi limiti permettendoci di comunicare con le persone che amiamo in mille modi diversi che ci aprono gli occhi su una miriade di realtà concatenate, ma in realtà non so se è possibile. Tutte le volte che mi è capitato di pensare che forse stava accadendo il momento di totale fusione è durato troppo poco e subito dopo mi sono ritrovata intrappolata in parole dette e non dette, in pensieri veri o presunti e in interpretazioni di gesti che mi hanno fatto scontrare con una realtà che non sentivo mia.
E di nuovo sono qui, a rintanarmi nelle parole che mi fanno da rifugio proteggendomi dal rischio di aprire troppo la mia anima a chi non ne è il destinatario.